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Imprese di facchinaggio
Per la definizione dell’attività di facchinaggio l’articolo 2 del Decreto del Ministero delle Attività Produttive del 30 giugno 2003, n. 221, entrato in vigore il 4 settembre 2003, rimanda alle attività incluse nella tabella allegata al Decreto del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale - www.welfare.gov.it - del 03/12/1999 specificando che possono essere svolte anche con l'ausilio di mezzi meccanici o diversi, con attrezzature tecnologiche, comprensive delle attività preliminari e complementari alla movimentazione delle merci e dei prodotti.
 
Viene quindi fornita la seguente indicazione:
  1. portabagagli, facchini e pesatori dei mercati agro-alimentari, facchini degli scali ferroviari, compresa la presa e consegna dei carri, facchini doganali, facchini generici, accompagnatori di bestiame ed attività preliminari e complementari; facchinaggio svolto nelle aree portuali da cooperative derivanti dalla trasformazione delle compagnie e gruppi portuali in base all´articolo 21 della legge 28 gennaio 1994, n. 84, e successive modificazioni ed integrazioni.
     
  2. Sono inoltre soggette al decreto in oggetto le attività di:
    insacco, pesatura, legatura, accatastamento e disaccatastamento, pressatura, imballaggio, gestione del ciclo logistico (magazzini ovvero ordini in arrivo e partenza), pulizia magazzini e piazzali, depositi colli e bagagli, presa e consegna, recapiti in loco, selezione e cernita con o senza incestamento, insaccamento od imballaggio di prodotti ortofrutticoli, carta da macero, piume e materiali vari, mattazione, scuoiatura, toelettatura e macellazione, abbattimento di piante destinate alla trasformazione in cellulosa o carta e simili, attività preliminari e complementari.
Poiché alcune di queste ultime attività paiono diverse rispetto a quanto possa essere definito facchinaggio si resta in attesa di delucidazioni ministeriali al riguardo, onde poter applicare con certezza la presente normativa. 
A tal proposito si segnala la lettera circolare del Ministero delle Attività Produttive del 1/7/2003 con cui il Ministero dichiara che sono in corso approfondimenti in merito a come debba essere letta questa norma.
 
Ad una prima applicazione si ritiene quindi che il modo operativo più corretto sia qualificare come attività di facchinaggio quelle attività che nella loro descrizione non presentano motivi di dubbio: si tratta pertanto delle attività definite nel punto a.
 
Naturalmente anche l’attività di gestione del ciclo logistico (magazzini ovvero ordini in arrivo e partenza) e di deposito di colli e bagagli (di cui al punto b) sono ragionevolmente da intendersi quali attività di facchinaggio.
 
Sono espressamente esclusi dall’applicazione di questa normativa i pesatori pubblici. 
 
Modalità di iscrizione
Le imprese che intendono esercitare una o più attività di facchinaggio presentano denuncia di inizio attività ex articolo 19 Legge 241/1990 all'ufficio del Registro delle imprese o alla Commissione Provinciale per l'Artigianato - nel caso di impresa artigiana - dichiarando, sull’apposito modulo, il possesso dei requisiti:
  • di onorabilità
  • di capacità economico-finanziaria
  • di capacità tecnico-organizzativa 
Iscrizione al Registro Imprese
Il decreto prevede espressamente solo le modalità di iscrizione al registro imprese: trattasi di iscrizione provvisoria dell´impresa entro il termine di dieci giorni ed iscrizione definitiva entro sessanta giorni dalla denuncia, previa verifica del possesso dei requisiti previsti.

Pur nella non espressa previsione da parte dal decreto 221 del 30 giugno 2003, si ritiene che si tratti di denuncia di inizio attività ex art. 19 L. 241/1990 in quanto la Legge 29 luglio 2003 n. 229 ha previsto che tutti gli atti amministrativi di consenso (comunque denominati) non soggetti a discrezionalità pura siano sostituiti da denunce di inizio attività.

Ne consegue il rispetto di tutti gli oneri relativi a queste tipologie di denunce, compreso il pagamento della tassa per le Concessioni Governative e la presentazione della documentazione prevista. 

Per le società si rammenta l’obbligo dell’invio della pratica compilato su supporto informatico e inviata telematicamente. 
 
Regolarizzazione per le imprese già iscritte
Le imprese che al 4 settembre 2003 risultavano già iscritte al Registro Imprese o all´Albo Imprese Artigiane per le attività di facchinaggio, devono regolarizzare la propria posizione presentando: 
  1. al Registro Imprese la documentazione richiesta
  2. alla Commissione Provinciale per l´Artigianato la documentazione richiesta 
Per le imprese iscritte al Registro Imprese, la regolarizzazione va effettuata entro il 2 marzo 2004 secondo due modalità:
 
Regolarizzazione completa
Prevede che le imprese siano provviste di tutti i requisti previsti, inclusi in particolare:
  1. tutti i requisiti di capacità economico-finanziaria
  2. Requisiti di capacità tecnico-organizzativa 
Va presentata tutta la documentazione richiesta.
Le imprese che effettuano la regolarizzazione completa continuano ad esercitare l´attività senza ulteriori adempimenti.
 
Regolarizzazione parziale
Prevede che le imprese possono presentare una regolarizzazione incompleta, ovvero anche senza il rapporto patrimonio netto-fatturato di cui al requisito di capacità economico-finanziaria e senza il requisito di capacità tecnico-organizzativa.
Questa regolarizzazione permette di esercitare l´attività solamente fino al 4 settembre 2005.
Per poter continuare a svolgere l’attività dopo questa data, le imprese dovranno presentare entro il 4 settembre 2005 documentazione indicata in maniera completa, pena l’avvio del procedimento di cancellazione dell’attività.

Modalità di regolarizzazione
 
La nomina del preposto, stante il contenuto del decreto in oggetto, comporta l’obbligo che lo stesso risulti sulla posizione dell’impresa estraibile dal registro imprese.
Da ciò discende che per la regolarizzazione con nomina del preposto da parte di soggetti obbligati all’invio delle pratiche telematiche, le modalità di regolarizzazione sono da effettuarsi attraverso:
  • la compilazione della modulistica, modello S5 ed intercalare P, con il software Fedra
  • la trasmissione telematica della pratiche attraverso il sistema Telemaco
  • l´apposizione della Firma digitale con l´utilizzo della Smart Card
Per l’impresa individuale ed i soggetti only Rea invece è sufficiente l’utilizzo dei modelli registro imprese cartacei - I2 e modello R ed intercalare P, unitamente ai modelli relativi al riconoscimento dell’attività di facchinaggio. 
 
Fasce di classificazione
Sono previste tre fasce di classificazione per volume d’affari al netto dell’IVA:
  1. la fascia inferiore a 2,5 milioni di euro
  2. la fascia da 2,5 a 10 milioni di euro
  3. la fascia superiore a 10 milioni di euro
Le imprese vengono distinte in tre categorie diverse in ragione del periodo di attività:
  1. imprese che svolgono l’attività da almeno tre anni
  2. imprese che svolgono l’attività da non meno di due anni e da non più di tre
  3. imprese che svolgono l’attività da meno di due anni
Le prime devono considerare il volume d’affari, al netto dell’IVA, realizzato in media negli ultimi tre anni; 
per le seconde si fa riferimento alla media del volume di affari del periodo di attività;
le ultime sono iscritte direttamente nella fascia di classificazione iniziale.
 
Iscrizione al Registro Imprese
Per la domanda di iscrizione è necessario compilare il modello Fasce di classificazione - disponibile in formato pdf - fornendo l’elenco dei servizi eseguiti nel periodo di riferimento con l’indicazione dei corrispondenti compensi ricevuti.
Deve essere altresì allegata la documentazione richiesta.
 
Nel caso di mancata corrispondenza tra la fascia dichiarata e quanto risulta dalla documentazione allegata, il Settore invita l’impresa a rettificare la fascia dichiarata e, in caso di esito negativo dell’invito, avvia i procedimenti d’ufficio che ritiene opportuni.
 
Variazione della fascia di classificazione
E’ previsto l’obbligo di comunicazione di variazione della fascia di appartenenza per la sola variazione in negativo: la domanda deve essere presentata entro trenta giorni dal verificarsi della negatività.
Le comunicazioni di altre variazioni sono facoltative.
In caso di tardata o omessa comunicazione di variazione negativa è prevista una sanzione amministrativa.
Queste disposizioni si applicano anche alle imprese aventi sedi in uno stato dell’Unione Europea con sede o unità locale in Italia.